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LAVORI DELLA EDILFRAIR A CASA DI CIALENTE E VIOLAZIONE DEL SEGRETO ISTRUTTORIO
stampa pagina 15 maggio 2017
Ogni qualvolta Cialente è messo alle strette da inchieste della magistratura o si sente attaccato politicamente, parla di cupole e di poteri forti che ce l’avrebbero con lui. Parla inoltre di presunti “casi politici” montati ad arte. Perché lui è pulito, è trasparente ed opera in una casa di vetro. Se Cialente ne fosse così sicuro sarebbe suo dovere fare nomi e cognomi. Noi non sappiamo se all'Aquila esista una cupola, ma siamo sicuri che esiste un “Sistema L’Aquila” e Cialente ne è il degno rappresentante. Ed è ridicolo che ci sia ancora qualcuno a chiedere “Un tavolo per la legalità” ed addirittura si arrivi a firmare, per il restauro della Basilica di Collemaggio, un “Protocollo d’intesa contro le infiltrazioni criminali”. È tutta una retorica che serve a nascondere la connivenza con la politica, i privilegi, il malaffare, gli appalti truccati e le aste taroccate. Cialente parla di cupole aquilane e di famiglie, lo fa ciclicamente, cercando di dirottare l'attenzione dei cittadini su faccende inesistenti. Se ci fossero cupole e persone ad esse affiliate, faccia nomi e cognomi, altrimenti la finisca di fare l’eroe. Perché eroe assolutamente non è. Le cose non stanno così e lui lo sa, ne ha combinate più lui che tutti i politici della vecchia Repubblica messi insieme e, se è ancora a piede libero, è perché la magistratura aquilana lo ha sempre coperto e tutelato. Dal primo post sisma ha commesso tante di quelle illegittimità ed irregolarità che chiunque le avesse fatto al posto suo, sarebbe stato immediatamente tradotto nelle patrie galere, con la chiave buttata in alto mare. Vogliamo iniziare dalla vicenda delle macerie o dal fallimento dell'Accademia dell'Immagine avvenuto sotto la sua presidenza? Sarebbe troppo lungo e dovrei scrivere un libro. Non è detto che non lo faccia, magari a completamento del libro che Cialente vuole pubblicare, dal titolo “La mia ricostruzione”. Mi voglio attenere, almeno per ora, all'argomento principe di questi giorni: le intercettazioni telefoniche fatte dalla GdF su mandato del sostituto procuratore della Repubblica Stefano Gallo. Da esse viene fuori un quadro a tinte fosche, vischioso e gelatinoso, su cui è intervenuto oggi anche il M5S con una conferenza stampa in cui ha posto delle precise domande a Cialente, alle quali non potrà certo sottrarsi. Di seguito i quesiti di Fausto Corti, con Antonio Perrotti e la senatrice Enza Blundo.
Lavori della Edilfrair a casa di Cialente
Nei giorni scorsi sono apparse sulla stampa notizie sulle intercettazioni raccolte nell'ambito del procedimento penale aperto a carico del sindaco Cialente, per due vicende legate ad appalti per lavori post sisma.
Dagli articoli pubblicati emergono fatti che pur non avendo rilevanza penale gettano ombre sull'operato della Giunta di centro sinistra e del sindaco stesso sui quali gli aquilani hanno diritto che venga fatta definitiva chiarezza.
In primo luogo è emerso che in data 31 maggio 2010, la moglie del sindaco ha stipulato un contratto di euro 20mila per l'esecuzione di lavori nella loro casa familiare. Alla data del 17 dicembre 2015 tale importo non era stato ancora pagato. In un'intervista Cialente ha dichiarato che ha cominciato a pagare versando un importo mensile di euro 300 corrispondente a 67 rate. Ciò significa che il debito di Cialente verso la Edilfrair verrà estinto senza considerare gli interessi nel 2022, a distanza di 12 anni dall'esecuzione dei lavori. Nella stessa intervista, Cialente ha riferito che le condizioni di estremo favore concessegli dall'impresa sarebbero quelle praticate anche a”tanti aquilani”. Chiediamo quindi al sindaco Cialente di rispondere alle seguenti domande:
Per quale ragione la Edilfrair per 5 anni non gli ha chiesto di pagare il suo debito ed ha accettato una dilazione fino al 2022?
Vi sono altri membri della sua amministrazione che hanno goduto di trattamenti altrettanto favorevoli da imprenditori coinvolti nella ricostruzione?
Chi sono i “tanti aquilani”, che a sua conoscenza stanno pagando i lavori post sisma con una dilazione di 12 anni?
Cialente sapeva di essere intercettato e quando le intercettazioni sarebbero finite
Comunicare ad una persona l'esistenza di un'indagine investigativa in corso configura il reato di violazione di segreto d'ufficio, Cialente, quale pubblico ufficiale, ha l'obbligo di denunciare i reati di cui viene a conoscenza nella sua attività. Se ne ricava che il sindaco avrebbe beneficiato di una attività illecita sicuramente commessa da un membro delle istituzioni senza sentire la necessità di denunciarlo.
Gli chiediamo quindi di chiarire:
In che modo e da chi è venuto a sapere di essere intercettato?
E se tale informazione fosse stata fornita da una persona determinata, perché non l'ha denunciata com'era suo dovere?
Dalle intercettazioni emerge che Cialente nelle sue conversazioni ha affermato di sapere che sei consiglieri comunali del centrosinistra sono al soldo della grande distribuzione. Se è vero si tratterebbe di un fatto gravissimo, poiché significherebbe che ben sei consiglieri comunali erano stati corrotti per servire gli interessi illeciti di alcuni imprenditori. La gravità di tale circostanza, se è vera, è acuita dal fatto che siamo alle soglie delle elezioni comunali, a cui stanno prendendo parte tutti o quasi i consiglieri comunali uscenti del centro sinistra, anche quindi i sei a cui fa riferimento Cialente. E' diritto dei cittadini sapere chi sono i sei consiglieri comunali in questione e se sono stati nuovamente candidati dal centro sinistra per poter decidere in piena consapevolezza come votare. Chiediamo quindi a Cialente:
Chi sono i consiglieri comunali che lui sa essere al soldo della grande distribuzione?
Perché non ha denunciato alla Procura un così grave episodio di corruzione, com'era suo dovere?
Perché pur sapendo che la sua maggioranza comprendeva sei consiglieri comunali corrotti, ha continuato come se nulla fosse nella sua attività di sindaco?
Peppe Vespa
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